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Cabo de Roca marzo 2003

 

 

 

 

 

Nada sou, nada posso, nada sigo

Nada sou, nada posso, nada sigo.
Trago, por ilusão, meu ser comigo.
Não compreendo compreender, nem sei
Se hei de ser, sendo nada, o que serei.
Fora disto, que é nada, sob o azul
Do lato céu um vento vão do sul
Acorda-me e estremece no verdor.
Ter razão, ter vitória, ter amor
Murcharam na haste morta da ilusão.
Sonhar é nada e não saber é vão
Dorme na sombra, incerto coração.
06-01-1923

Non sono nulla, non posso nulla,
non perseguo nulla.

Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere,
né so se devo essere,
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l’amore
marcisce sul morto tronco dell’illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell’ombra, incerto cuore.
.
Fernando Pessoa

Lo scorso anno sono stata in gita scolastica coi quintini a Lisbona…
Meta strana, e soprattutto fuori dal triangolo abusato Barcellona-Praga-Parigi….

Nessuna quinta va in gita a Lisbona, per almeno due motivazioni altrettanto valide: è una gita cara. Non che sia cara Lisbona in sè, ma è caro arrivarci tramite agenzia, con quelle due ore e mezzo di aereo che ti fanno lievitare la cifra sotto il naso….e, cosa da non sottovalutare, Lisbona non è una città spagnola, non è Barcellona: niente movida, niente ressa….alle 10 di sera Lisbona tace, e nel mese di marzo, diciamo pure che muore! Capirete che, con tutta la preparazione culturale che uno ci possa mettere, questo è un handicap che non si può sottovalutare.
Ma io ho un collega, il prof di meccanica, che ha un’abilità assolutamente inenarrabile nel far brillare l’ottone.
E’ un abruzzese, ingegnere meccanico, che si è proposto, nella vita, di starsene soprattutto tranquillo ed è per questo che è entrato nella scuola e ha barattato soldi e successo, con un tran tran per lui appagante.
Quando le gite le organizza lui, saranno comunque un successo, perchè è previdente e prudente. Ovviamente è anche di una noia di spessore, ma quella se la gode l’insegnante che gli fa da comprimario, visto che ai ragazzi lui dà la massima libertà.:-)
Li saluta al mattino e dice loro ” Ci vediamo a cena” A cena, ovviamente, li congeda con un “A colazione..”…..ovviamente accompagna solo le quinte, in quanto maggiorenni……

Ora non sto a raccontare come l’anno scorso io fossi riuscita a fargli digerire una guida, che mettesse in riga i nostri “mal trà ‘nsèma ” almeno nelle ore mattutine…e come, tutto sommato, cercassi di porre rimedio da sola agli schiamazzi notturni dei nostri, visto che lui provvidenzialmente dormiva nell’altra ala dell’hotel….[ oh toh?] e non si rendeva conto che, a mezzanotte, questi, non trovando pub o bar decenti, si rifugiavano nelle camere ( ovviamente adiacenti alla mia,..) spalancavano la finestra e berciavano a squarciagola…”E lasciami cantaaaaare….io senza te non posso staaare” alla notte lusitana…;-)
Io mi scatenavo in sms imbufaliti, del tipo ” Andre, se mi fai uscire in pigiama, non sai a che andrai incontro“, cui faceva seguito l’immancabile “Ma proooaaf……io sto dormendo!!
Fortunatamente la gestione portoghese degli hotel è ben lontana da quella provenzale di quest’anno, caratterizzata da un isterico che, ogni due su tre, all’una di notte, mi faceva saltar giù dal letto urlandomi “Ma-ddà-me! Il y a du brù-ìt!!!!! ” mentre io sentivo delle romane ( i nostri sono tutti maschi e brianzoli…) urlare nel corridoio..” Dèbbbòraaa damme ‘l cellularééééé!!!”.

A Lisbona “nada” anzi, per dirla alla Pessoa “nada de nada”….potevi anche far esplodere la stanza, che al mattino alla reception venivi accolto con lo sguardo suadente dal baffo di turno.
Ok, meglio così. Ma mi è rimasta “dentro” la gita al Cabo de Roca….quello che ho ripreso nella foto. Il punto più occidentale dell’Europa.

Non capita tutti i momenti di trovarti in un punto “storico” o “storicamente geografico”….e noi eravamo proprio là, con un sole che ti bruciava la pelle, un vento da sballo, un oceano che ruggiva di schiuma e i grezzetti veramente affascinati…..che guardavano lontano, con la fierezza di vecchi lupi di mare e ti dicevano ” Cavoli, prooaaf….che posto!” che, detto da loro, che avevano grugnito davanti alla Torre del Belèm e il Ponte Giovanni da Verrazzano…era una dichiarazione d’amore per il luogo e il tempo e la storia stessa!
E la soddisfazione nella voce di Tommy che, telefonando alla morosa in gita a Vienna col Linguistico, sbrodolava a torso nudo…”Hai detto -2 ? Eh eh eh e se ti dicessi che sto prendendo il sole mezzo biotto?:-DD

Avevano letto “Sostiene Pereira” durante le vacanze di Natale ( insomma, bisognerà truccarle un po’ di culturale ‘ste gite, no? E io, modestamente, sono maestra nel dare la mano giusta…eh eh), ma immaginatevi la mia soddisfazione il giorno in cui Andrea, ritardando l’ingresso al Ristorante del pesce, fece per due volte il giro dell’isolato, per andare a scovare all’Alfama, la salita su cui Pereira arrancava….per tornare a casa…..;-)
E la luce…la luce di Lisbona, la luce che pervade tutto il lbro, la luce delle case, del gesso, della Lisbona pombalina, ricostruita dal Marquis, dopo il terremoto del 1755…tutta con colori pastello, coi rosa, i paglierini, i verdesini malva…che sprigiona chiaro e luce. Una luce che si era negata il primo giorno, scesi dall’aereo in una Lisbona plumbea, grigia e umida…che aveva lasciato esterrefatti i grezzetti, ma che, già dalla mattina seguente aveva spalancato le proprie persiane verdi su un Tago largo, immenso e azzurro come l’oceano, soddisfacendo  ogni aspettativa!!

 

 

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