Gioco
Sul blog di SOLIMANO IL MAGNIFICO
trovo questo gioco:
1) Prendi il libro più vicino
2) Aprilo a pagina 23
3) Trova la prima frase degna del benché minimo interesse
4) Posta il testo della frase nel tuo blog assieme a queste istruzioni

Torno da scuola, vedo il gioco…..mi posso sottrarre???? Ma no, già mi hanno “ciulato” il Blog-Rodeo 1, organizzandolo in orari in cui la gente “normale e qualsiasi” lavora …..;-)))) a questo voglio partecipare…

Allora, il libro più vicino? Ne ho due equidistanti, che faccio?? ;-D…Io sono molto onesta, li posto entrambi, non so se vale, ma è così…non posso far finta che…., non qui, potrei con voi ( forse), ma non con me stessa..!

Allora , de la coté de gauche…;-))) [ Oriana Fallaci ” La forza della ragione” ]

Però non credo nemmeno al masochismo del porgere l’altra guancia. E se un’ortica mi invade, se un’edera mi soffoca, se un insetto mi avvelena, se un leone mi morde, se un essere umano mi attacca, io combatto. Lo faccio con l’arma che m’appartiene, che porto sempre con me, che uso senza riserve e timidezze, è vero. Ossia l’arma incruenta dei pensieri espressi attraverso la parola scritta, attraverso le idee e i principii che ci distinguono dagli animali e dai vegetali.”

et de la coté de droite….[ c’est bien drole, eh?”]

Lobo Antunes ( mi fa impazzire questo libro…) “In culo al mondo “:

“Lei crede ai soprassalti, ai grandi slanci, ai terremoti interiori, ai voli librati dall’estasi? Non si illuda, mia cara, tutto questo non è altro che una mistificazione ottica, un ingegnoso gioco di specchi, una semplice macchinazione teatrale senza altra realtà che la cartapesta e il cellofan dello scenario che la forgiano; ed è la forza della nostra illusione a conferirle un’apparenza di movimento. E’ come questo bar e le sue lampade liberty di cattivo gusto, i suoi frequentatori che, avvicinando le teste, si sussurrano deliziose banalità nell’euforia soave dell’alcol, la musica di fondo che affida ai nostri sorrisi la misteriosa profondità di quei sentimenti che non possederemo mai; un’altra mezza bottiglia e crederemo di essere Vermeer, capaci come lui di tradurre attraverso la semplicità domestica di un gesto, l’inesprimibile amarezza della nostra condizione. La vicinanza della morte ci rende più accorti o quanto meno più prudenti: a Luanda, in attesa di proseguire di lì a poco verso la zona di combattimento, scambiavamo vantaggiosamente la metafisica con i cabaret pidocchiosi dell’isola, in mezzo a due puttane, con il secchiello dello spumante davanti a noi e la fighetta strabica dello strip – tease che si spogliava sul palco con lo stesso straniamento stanco di un vecchio serpente che cambia pelle.”

Mi sono dilungata? Ho perso il gioco? 😦 Ma il lungo monologo di questo libro, praticamente mi ipnotizza! ;-))






Annunci