In effetti

 

 

 

 

 

 

…il post della Signorina Marietta sull’agorazein mi ha suggerito delle impressioni immediate. Allora, in effetti è vero.. nel mio Istituto ci sono molti colleghi che provengono da regioni del Sud dell’Italia. In particolare molti siciliani, calabresi, pugliesi e campani. Bene, durante le ore buche, o meglio ancora all’intervallo, è possibile cogliere la differenze tra il procedere “greco”, l”agorazein..come è stato definito, e il procedere mitteleuropeo, che caratterizza altra parte del corpo docente. ;-))

Suona l’intervallo. Ci si ritrova in Sala professori. Io entro a razzo, già dall’estremo della porta sbircio un angolo libero di tavolo, dove poter insediare la montagna di libri che noi di Lettere ci ritroviamo a trasportare come peso aggiunto fisso, per non perdere tempo e poter guadagnare la macchina del caffé, giusto in tempo per evitare di passare 10′ in coda. Nel tragitto, in genere, sono accompagnata o da Paola, la mia giovane collega di Inglese o da Federico, il collega di Elettronica, più schizzato dei suoi circuiti.

Mentre noi ci dirigiamo all’obiettivo, tentando di abbassare lo sguardo in corrispondenza dei bagni, non per pudore, ma perché lì davanti stazionano perennemente genitori in attesa del colloquio, che inizierà, però, a intervallo terminato, ci imbattiamo in gruppetti che camminano a tre o quattro alla volta. Sono per lo più i colleghi siciliani che camminano, come ha giustamente rimarcato la signorina, assaporando ogni passo con il gusto dell’incedere, accompagnando il tutto con movimenti di braccia e, fondamentale, con la sosta, che sottolinea passaggi topici del ragionamento che stanno intessendo, passo dopo passo…con densa partecipazione. ;-))

Ecco: è l’agorazein… esattamente all’opposto del modo lombrdo di procedere. Io stessa, che non sento di avere particolari radici, se devo raccontare un episodio, me ne guardo bene dall’iniziare “cammin facendo”; preannuncio” oh, ricordatemi di dirvi di Francesco!!!”, e inizio l’aneddoto o il racconto, solo quando, calata l’ancora davanti ala macchinetta, rimane tutto il tempo di dedicarci alla conversazione, avendo l’unica preoccupazione di controllare che qualche grezzetto non voglia fare il furbo e soffiarci il posto in fila! ;-D

Anche qui si vede la differenza tra collega e collega..Io, sinceramente, ben consapevole che l’intervallo è intervallo per me, ma lo è soprattutto per i ragazzi, me ne guardo bene dal superarli in fila. Ne faccio una questione di giustizia. Molti colleghi, invece, devo dirlo con disappunto, arrivano e, con l’aria di Cesare nelle Gallie, puntano diritti alla fessura della moneta, bypassando i nostri che, comunque, emettono solo qualche mugugno…e le ragazze del Linguistico che, giustamente protese, dardeggiano sguardi, fanno una smorfia e sibilano” Fankulo, siamo qua da una cifra…” .

Quando finalmente riusciamo a ritornare sui nostri passi…ecco che rincrociamo il gruppetto dell’agorazein che ha raggiunto a malapena il ficus beniamina ….e, al suono della campanella, si scioglie, acchiappa il registro e si indirizza verso le scale..

[ sempre Chiquitita degli Abba]

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