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Francia.

4. Il Calvados.


Verneuil, Normandia_ agosto 2005

Mi chiede il Caporale , in un recente commento " non vi siete fermati in qualche distilleria? non avete preso qualche ricordino? :-)voglio dire, per un Calvados fanbrodo la Paris Caen (e anche Proust). o no?"

Sì, certo, vediamo di aprire questo sipario…

Non conoscevo il  Calvados come liquore. Il nome, vagamente,  mi ricordava quello di un cognac ( evidentemente lo associavo al  Fundador, che mio padre comperava free e portava casa dai suoi viaggi di lavoro in Portogallo, )

L’ ho messo a fuoco per la prima volta a Barcellona, meglio a Calafel de Barcellona, paesucolo sul mare, nell’ hotel dove trascorrevamo parte delle nostre serate insieme agli studenti, durante una gita di  quattro anni fa, capitata proprio negli  unici  5 giorni piovosi in Cataluña  ( affermazione della simpatica guida..).
La distanza dalla città era compensata dalle stelle dell’ hotel: quattro.
Il primo dopocena si trascorreva nella hall e nel bar interno, dove assistevo stupita alle "lezioni" di aperitivo che i nostri impartivano ai giovani baristi del posto.
" Poi aggiungi zucchero liquido, vodka,  gocce di china.." intimavano convinti e il barman di turno shakkerava obbediente..

Una sera, mentre aspettavamo gli altri, una collega dell’ altro istituto, simpaticissima e con la quale avevo particolarmente legato, mi invita a bere qualcosa insieme.
Avevo potuto notare a cena che era piuttosto aliena al cibo. Già in età avanzata, magrissima come un grissino, alla fine sospettavo che avesse problemi di anoressia, perché proprio non mangiava  e tutto , a tavola, la annoiava.
Quella sera, però, aveva le idee chiare.
"Prendo un calvados, lo vuoi?"
" Non so che cosa sia…è un cognac?"
" Ma noooooo…scherzi? E’ un liquore divino, un’ acquavite  distillata dalle mele; se non lo conosci, devi provarlo!"

In quel momento, vedendo davanti a lei un bicchiere a calice  grasso che si riempiva di una specie di ambra, che sapeva di liquore e di forte gradazione alcolica, non ho accettato e ho ripiegato su una sangrilla.
Va bene tutto, ma, quando sei in circolazione con gli studenti, devi essere etremamente presente a te stesso. Quel liquido mi dava poco affidamento in quel senso.

Lei se lo assaporava come fosse rosolio e io mi domandavo come facesse a reggerlo, dato che aveva quasi saltato la cena.
 Non ero la sola a pensarlo. Di lì a poco un suo alunno, passando, commentava " Proosaf, lei non mangia, però ci dà dentro  !!"

Ma mi era rimasta la curiosità del Calvados.

 Negli ultimi anni ne ho sentito spesso parlare, soprattutto da un  amico che si reca quasi ogni anno in quelle zone e che, ormai, ne sa vita e miracoli.
Nel corso di una cena comune, insieme ad altri amici di ML, una sera ce ne ha offerto un bicchiere. Ma avevamo talmente mangiato e bevuto, che devo dire che ne ho un ricordo un po’ sbiadito…Sì, forse, nel fondo, un vago sapore di mela…;-)

Poi, in diverse occasioni, mi è capitato di sfiorare delle enoteche e di pensare che sì, una bottuiglia di questo famoso Calvados avrei potuto acquistarla. Ma il fatto che  a casa mia non si bevano superalcolici e il prezzo esorbitante remavano decisamente contro.
Perciò, niente Calvados.

Quest’ anno, finalmente, arriviamo in Normandia e ormai io ero in fissa con questa storia del Calvados.Premeditavo di trovare qualche cantina , là in loco e di prendermene finalmente una bottiglia.
Ovviamente siamo arrivati nella zona giusta, mentre pioveva, ignari di tutto e con una meta che ci attendeva e il tempo che ci mordeva i polpacci!

Il marito anelava all’ oceano e io, che non sono nemmeno un’ estimatrice di liquori, non potevo barattare le onde con una bottiglia! Non me la sentivo.
Sapeva tanto vecchia alcolizzata della  Saga dei Rougon Macquart, sapeva tanto Assommoir..!
E poi nei giorni a seguire, speravo di riuscire  ad andare a segno, diciamocelo! 😉

L’ occasione, infatti, non è mancata.
Nella splendida cittadina  di Verneuil, la settimana successiva, mentre fotografavo antiche case normanne , con la facciata a travi di legno, ci imbattiamo in un’ enoteca. Detto, fatto.
Mi impossesso  in primis di una bottiglia di Cidre Bouche de Normandie, ohimè rigorosamete "sec!", dato che la proprietaria, con l’ occhio esperto, di fronte alla mia innocente domanda:
"Je ne vois pas cidre doux,  ici…" mi fulmina  con un lapidario " On ne vend pas Sidre doux , ici !!

Con la coda tra le gambe mi prendo il sec, ma rialzo le mie quotazioni,  chiedendo info sui tre Calvados che troneggiavano su una botte di legno nero.  16 euro, 33 euro, 60 euro……
Ero agghiacciata.
Con aria sapiente la vecchia mi grazia , e mi indica subito la bottiglia da 33, dicendo che era un ottimo Calvados di 10 anni di invecchiamento.

Secondo me lei ci avrebbe ritenuti degni di uno imbottigliato la sera prima dal cugino, ma tutto sommato,  essendo una commerciante, 33 euro erano meglio che 17 e così, ben accomodata nel suo cartone rigido e insacchettata insieme al Cidro, la bottiglia è entrata a far parte del nostro  Parco liquori.

Già prevedevo di farlo durare nei secoli e di offrirlo ai nipoti dicendo loro
" Beh, sì, una volta vostra nonna, per impossessarsi di questa bottiglia, si è fatta subito riconoscere, chiedendo del volgare sidro dolce ad una vecchia ed esperta  cantiniera  normanna, fuggita  per l’ occasione dalle  pagine di Maupassant!"

E invece pensavo male, molto male….

Al ritorno dalla Francia il marito, infatti,  si occupa di sistemare in cantina tutto il reparto bottiglie recuperate nel viaggio di ritorno attraverso la Borgogna….;-)

Io inizio la scuola. Un giorno, al mio ritorno, mi accoglie in garage con un’ espressione da funerale
" Ciao. Devo dirti subito che è successo un guaio!"
Mi spavento a morte, pensando alla cucina andata a fuoco, ai tubi dell’acqua che hanno allagato, insomma, a disgrazie bibliche.

 Non ci gira intorno , come è invece sua abitudine.
" E’ caduta in mille pezzi la bottiglia del Calvadòs!"
" Ma scherzi?"
" No, il sacchetto [ oltretutto griffato in verde con il nome delle tenute e dei vari Bocages dei soliti Contes o Ducs non mi ricordo bene …] dove la megera ha infilato le bottiglie,  era crepato nel fondo. Una delle due è scivolata per terra e OVVIAMENTE era quella del Calvadòs."

Il Cidre  SEC , infatti, campeggiava fiero .
"………….."

Che dire? proprio per carattere, io non sopporto di rinfacciare agli altri qualche cosa di cui non sono responsabili e anche quando lo sono, non rompo le scatole in questo senso. Da sempre. Chissà, forse qualche antico retaggio familiare, non so…
Ho sempre detestato la frase " Te l’ avevo detto!" e posso assicurare che entra  pochissimo nel mio vocabolario.
Ho  i miei difetti, ma non ho quello di insinuare sensi di colpa subdoli o palesi, anzi…a volte , col mio buonismo e i miei " Beh…dai, poteva capitare a chiunque" assolvo il mondo intero .
Le figlie e gli studenti lo capiscono al volo e con me hanno, da sempre,  gioco facile.
Però devo dire che non ne hanno mai approfittato più di tanto. 😉

E qui finirebbe la storia del mio mancato incontro col Calvadòs, se non fosse che, preda dei sensi di colpa,  che si era comunque autoinflitto e del tutto sponte sua, il marito, qualche giorno fa mi ha portato da Como una bottiglia di Calvados, un vieux Morin, che, ancora impolverato, non è nemmeno stato aperto…ne ho quasi timore.
Ai nipoti potrò dunque raccontare  la storia.

E  con la coda, comunque. 😉

( continua)

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