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Libri: tre Simenon

[ foto di Lilas ]

Dopo una serie di giornate sonnacchiose e calde, passate a leggere dal letto al divano ( che altro non si riesce a fare), col cielo che a volte diventa nero come un tizzone, (vedere la foto di ieri l’ altro, per credere),  occorre fare velocemente il punto della situazione.

Ho letto tre Simenon, autore che conoscevo solo per essere il "padre" del Commissario, di cui peraltro non avevo mai sfiorato un libro.

 La casa sul canale

E’ breve, come spesso i romanzi di questo autore. Sottolineo che mi ha davvero impressionata per l’ ambientazione. Le vicende si svolgono in una casa in mezzo alle Fiandre, tra canali di irrigazione, ambiente campagnolo, cielo grigio e basso e pesante.

Come non ricordare "Le plat pays" di Jacques Brel? Tra lui e Simenon fanno a gara ad immergerci in quell’ acqua che, se non scorre torpida, cade dal cielo, se non la vedi gocciolare dalle finestre, te la senti nei piedi inzuppati!

In questo mondo di personaggi rudi, grossolani, lavoratori, ma anche dissipatori, si trova proiettata la giovane protagonista, parente cittadina della famiglia, nata e cresciuta a Bruges che, persi i genitori, viene affidata a questi parenti rustici.

Il libro, in alcuni punti, è abbastanza crudo e alcune pagine sono veramente sgradevoli, ma è la forza di questo autore, la cui prosa  scorre comunque come l’ acqua del canale.

La trama cattura, anche se è abbastanza scontata; del resto, a parer mio,  sembra solo un pretesto, per catturare l’ attenzione del lettore e tenerlo a mollo, consenziente, in uno dei canali.

A me è parso di immergermi, a tratti, in qualche quadro di Bruegel. Un libro che mi ha davvero affascinata.

Lettera al mio giudice.

Parte come una lettera ( e qui ero un po’ perplessa, non amando molto i romanzi epistolari che, secondo me, a tratti si avviluppano nello stile in cui si sono ficcati in quanto "epistolari") ma, dopo poche pagine, quasi non ti accorgi più del genere e prendono il sopravvento la narrazione e l’ analisi lucida ma profonda delle motivazioni che precedono, nella mente di un criminale, il crimine stesso.

Così percorriamo insieme al protagonista la sua vita "normale" e tutta la rete di relazioni che lo aveva avviluppato sin da bambino.

Un libro che si legge tutto d’ un fiato, con l’ impressione, alla fine, di aver vissuto la vita del protagonista.

Davvero molto bello: naturalmente ci si immerge anche qui nell’ atmosfera dei paesi del Nord della Francia. Sarà che li ho visitati l’ estate scorsa, ma mi sembrava ancora di girare per Verneuil o per la Ferté Vidane o per Neuilly sur Eure…mentre bevevo le pagine di questo magnifico testo!!

L’ uomo che guardava passare i treni.

Ho trovato anche questo terza Simenon davvero appassionante: il personaggio del protagonista è disegnato con un tocco psicologico intenso e preciso. Si è trascinati a seguire i cambiamenti assolutamente imprevisti di questo uomo, un uomo " normale" ( anche in questo caso, un uomo che non diventa pazzo, come si potrebbe credere ad una lettura superficiale del romanzo)  che, al contrario, utilizza tutte le sue facoltà di logica e razionalità per ingaggiare una specie di sfida tra lui e il senso della sua vita. Che poi a volte il suo antagonista prenda le sembianze o di un giornalista, o del capo della Polizia, non ha molta importanza, secondo me e diventa piuttosto un pretesto per supportare le lucide elucubrazioni del protagonista.

In alcuni punti il romanzo si cala in un’ atmosfera thriller, ma sarebbe riduttivo ingabbiarlo in questa definizione, dato che il suo senso generale scavalca assolutamente il genere e si può applicare alla vita di ciascuno dei lettori.

Bene, adesso ho in sospeso il quarto libro letto, ma di quello parlerò un’ altra volta e, nel frattempo, ho superato la metà del libro finlendese, che si sta rivelando sempre più delirante nel suo umorismo nordico ;-DDDDD !!

 

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