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Dalle stelle alle stalle….

[ Foto di Lilas ] Le mie pesche dell’ Iper*oop.

Dalle stelle…alle stalle.

E mai titolo fu più pertinente.

Ispirata dal post di spin, rifletto un secondo sulla differenziata.

Da brava cittadina del Lombardo-Veneto, da anni applico con rigore le regole della differenziata.

Che poi rompa le scatole avere sul balcone quella parata di contenitori, lasciamo stare. Una volta erano sacchi che si sguaravano per ogni dove ( e quando pioveva era una iattura e in estate la lotta con le formiche…). adesso, invece, ci sono quei tris di gemelli, con il coperchio di colori differenti, che si allineano coi loro tubicini in alluminio e sembrano quasi majorettes.

Verde lo standard, gialla la carta, azzurra la plastica e, separato e basso, il contenitorino per il vetro e le lattine con l’ apertura basculante ( oh toh…mi ha comunicato il marito, addetto allo scarico, che la "campana-madre" là, sulla strada, ora le raccoglie insieme, chissà come mai? E io, ubbidiente, mischio i generi già alla fonte. Coca-colalight scampanella col suo rumnore metallico sopra le bottiglie del Borgogna. Stranezze.

Ma in tutto questo rigore, dimentica del fatto che una volta un mio alunno mi disse " Proaf…lo sa che mio cuggino, che lavora allo smaltimento, mi ha detto che poi in discarica mischiano tutto e sono solo delle finte, per vedere la gente come reagisce??"Frase che poteva  anche essere vera, visto che eravamo agli albori della raccolta, parlo di una quindicina di anni fa, ma che mi suscitò comunque una profonda irritazione! Dicevo, in tutto il mio rigore austro-ungarico c’è una falla.

L’ umido.

Che sarebbe la quinta differenziata, dopo sacco-nero, (che nero non è, visto che lo vogliono trasparente, per verificare che tu non metta intrusioni immonde, del tipo, il Corriere sopra una pesca marcia), carta, plastica, vetro-alluminio.

Da noi il Comune consegna in comodato un contenitorino verde, sul quale scrivi a pennarello il tuo cognome e poi glielo lasci fuori dal cancello. Gli addetti, alle sei del mattino,  si arrangiano a svuotarlo.

Noi, sinceramente, l’ umido non lo dividiamo…Ho provato per un anno, è una cosa atroce.

Quando cucini il pesce, poi, dovresti trasferirti da un parente fino alla prossima raccolta, che l’ aria sul balcone diventa irrespirabile.

Persino adesso, che chiudo le lische in uno e a volte due sacchetti di plastica ( che non si accorgessero gli Inquisitori che lì c’è del materiale organico…anche se un sacchetto stretto di plastica inserito in uno trasparente….magari qualche sospetto lo crea? Che ci sarà dentro? Il gatto morto? Il parente fatto  a pezzi?

AAAAARGGGHHH…peggio….resti di buccia di cetriolo!!!!! ANATEMA:>:-((Allora uso spesso il metodo-Olga, che non è qualche  aberrazione  di stampo vetero-sovietico, bensì quello che usava  mia mamma: divido in pezzettini il divisibile e via nel water con lo sciacquone!

In fondo lei lo faceva, anni e anni fa, ( quando non esisteva la differenziata) per non dover scendere troppo spesso con l’ ascensore per 5 piani con pattumiera sgradevole. Tutto sommato precorreva i tempi…..;-)

E’ comodo, persino la scorza dell’ anguria, ben divisa, prende quella strada….E’ biodegradabile, no?

Mi spiace, ma quella cosa puzzolente sul balcone mi disgusta.

Insomma, ripeto, ho 4 ( dicasi quattro  pattumiere divise: standard, carta, plastica e vetro/lattine).

Credo comunque di fare il mio dovere di brava cittadina anche se non  partaggio l’ umido!!

Le mie colleghe, quando tornano al paese, si sentono dire " Differenziata? Chi era costei?

Lo so, non è una scusa accettabile. Ma per ora il mio senso civico si ferma lì e si lustra comunque le mostrine!!

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