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Intercultura.

A scuola ho un simpatico ragazzo ecuadoriano. Sua madre era già in Italia da cinque anni, ma lui è arrivato in luglio.

E’ stato inserito in terza, data l’ età, ma, ben presto, i colleghi di chimica e fisica si sono resi conto che lui non aveva mai avuto contatti con le loro materie. Il coordinatore si è informato presso la responsabile della Progetto Intercultura e ha scoperto che in Italia esiste un Protocollo sulla base del quale se uno studente straniero approda da noi, munito di un attestato di frequenza scolastico, in base all’ età, viene inserito nella corrispondente classe della scuola italiana. Javier ha 16 anni, per cui accede alla Terza superiore.

Ma non ha mai fatto chimica  e fisica e, nel nostro piano di studi queste due materie proseguono allegramente fino alla classe quarta compresa!

Naturalmente evito i commenti degli studenti, di fronte a tale norma:

"Proaf, invece di sudar sangue per passare il debito di chimica, facevo prima ad andarmene tre mesi a Lugano e tornare come extracomunitario….!"

" Sì, vabbeh.."

Adesso dobbiamo approfondire bene la questione, visto che, a rigor di logica, sarebbe stato meglio per lui essere iscritto ad una classe seconda, in vista del recupero di queste materie, piuttosto che trovarsi ad arrancare per tutto quest’ anno, con dei livelli per lui irraggiungibili. Ma adesso è presto per giudicare. Occorre vedere nelle altre materie quale sarà il livello del ragazzo. Ci pare di aver capito che, se lui mostra di poter seguire il programma "normale", allora, pian piano, semmai con qualche debito, ce la potrà fare. Se, invece, dovesse dimostrasi inadeguato, allora occorre che il consiglio di classe, consultandosi con la responsabile dell’ intercultura, stili un programma particolare con dei percorsi differenziati, proprio per questo ragazzo.

Ovvio che vien da pensare che un ipotetico Tonino, che venisse da qualche situazione disagiata ma che, per sua sfortuna, non fosse extracomunitario, dovrebbe sudare sette camicie per seguire il programma di tutti, senza programmi speciali, senza percorsi facilitati….

Per il momento, il commento del collega di Elettronica, ( che è una materia nuova per tutti) e che ha appena terminato di rifilare un quattro costante alla maggioranza della classe, è stato " Bah, sinceramente mi sembra tarello più o meno come tutti gli altri!"

E con questo ecumenico giudizio si è mostrato nella bote de fèro, rispetto al problema.

Ma prima di esprimere giudizi drastici, vorrei capire meglio come stanno le cose e andrò a parlare con la responsabile.

Ho parlato di Fisica e Chimica,  bypassando allegramente il discorso dell’ italiano perché, bene o male, si fa capire. Ma già pavento la prima interrogazione sulla Scuola siciliana o il Dolce stil novo……..

Giorni fa ho avuto un assaggio.

Parlavamo del Medioevo, dato che pensavo di far veder loro Il Settimo sigillo di Bergman; parlavamo di questi cavalieri che abbandonavano castelli e dame per anni interi, quando dovevano recarsi in guerra .

Lui alza la mano.

Premetto: si chiama Javier, ovviamente tutti lo chiamano Giavié o Safier o Xafié…a seconda dell’ onda. IO, che tento di studiare spagnolo da mesi, lo chiamo in modo corretto e vengo guardata storta dagli studenti!!!

" Dimmi  ‘avier" lo interpello io, sfoderando una perfetta aspirata sulla jota.

"Me escusi profesora, ma es veridad che nel tempo antigo, i cavalieri metevano a las mujeres la mutanda de fèro???"

Da morire! ;-)))

Per vedere come scrive, gli ho assegnato un breve componimento. Sceglie di parlare dell’ Ecuador.

Uno dice " Insomma, teniamo presente che viene dall’ Ecuador". In realtà teniamo presente che lui arriva da Guayaquil, una città di 3.500.000 di abitanti, sulle rive dell’ Oceano Pacifico  e adesso si trova in una cittadina di 40.000 abitanti, brianzol style……..

Scrive " E’ un posto bellissimo, ma sempre è attacato per una brutta politica che fa al mio popolo cosi di pobre". E poi definisce Quito "la metà del mondo". Dovrò indagare, ma mi ha molto colpito!

Nel primo tema ha scelto la traccia sullle difficoltà del passaggio dal biennio al triennio, Dice " Nella scuola me trovo come uno "survivor", cioè che devo aprovare il terzo anno; lo vedo un po’ pesante, già non solo è imparare; adeso è tradurre, capire e imparare!"

Certo, ha ragione; lui deve fare triplo sforzo, rispetto agli altri.

Poi aggiunge " Ma non voglio lamentarme de niente, solo dico come me sento; vedo pero che qui i profesori sono più interesati in insegnare che per i soldi, a differenza da dove vengo".

Questa frase andrà approfondita, dato che mi ha molto incuriosito! 😉

Insomma, corretto il tema, occorrerà dare un voto e lì cominceranno, per me, i problemi!

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