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Addio monti sorgenti dall’ acque….[ 1 ]

La festa dell’ addio o del pensionato ( in questo caso la pensionata, visto che mi ritrovavo terribilmente da sola, quest’ anno, in tale condizione) mi creava da settimane un problema niente male.
Evitavo il pensiero  come la pece, tutta immersa in relazioni, fogli di fine anno, timori di essermi dimenticata qualcosa di fondamentale e via dicendo.
Ma il pensiero e la testa erano sempre là!
Inutile dire che paventavo il fatto di ritrovarmi da sola, davanti a tutti in sala prof, con la tavola imbandita ( a proposito, occorreva anche organizzare tutto l’ ambaradàn del rinfresco…e con che cosa? …e per quanti?…e chi avrebbe portato tutti i cabaret e le bottiglie ( col parcheggio ormai lontano, dato che nel nostro istituto incombono lavori di ampliamento)…e quando?
Insomma, un mezzo incubo!
L’ ultimo giorno di scuola intuivo che qualcuno si chiedeva stupefatto e in pissi pissi "Ma la Jac non fa la festa?" e in me cresceva l’ ansia a dismisura.
Come ho già detto, il motivo fondamentale era che mi ritrovavo da sola. In realtà il "grosso" era fuggito lo scorso anno, ai primi sentori di nuove leggi che avrebbero potuto bloccare l’ uscita.
Io, che ero quella che vantava il curriculum più lungo, ovvero 36 anni+ 4 dell’ Uni, perciò 40 pieni, avevo preferito rimandare e farmi i miei due anni di part time pensionistico, per "ammorbidire" l’ uscita.
Insomma, alla fine quest’ anno ero sola, perché agli altri ( più vicini), mancano ancora, 1, 3 e 4 anni!
Diciamola: paventavo soprattutto il discorso.
Li incontravo nei corridoi e mi sussurravano"Allora? Sei pronta? Guarda che vogliamo il discorso!!"
Conoscendomi, ovviamente avevano un intento bonariamente luciferino nel crearmi l’ imbarazzo; ma io, CONOSCENDOMI, temevo l’ apertura delle cataratte del Nilo.
Lo ammetto: ho le lacrime in tasca. Uno dice " si sa, la vecchiaia porta anche con sé questi cedimenti!".
Non è il mio caso. Non la "vecchiaia" che, anagrafe alla mano, è lì in surplace, ma proprio le lacrime in tasca io le ho sempre avute; anche a livelli mostruosi. Faccio un esempio banale: la mia compagna di banco prendeva 4 nel tema ( e io otto)? Lei piangeva per dieci minuti? Io singhiozzavo, con l’ insegnante un po’ stizzita che non capiva l’ andazzo della faccenda.
Alla fine mi sono decisa per il giorno del Collegio, a scuola ormai conclusa e, con un’ idea fulminante, ho deciso di contattare il gestore del baretto ( che ha appena aperto nel nostro atrio) e che, con una carrambata pazzesca, ho scoperto essere un mio ex-alunno delle medie di  35 anni fa! Gli ho affidato tutta la gestione e non ho mosso un dito! Gli ho solo raccomandato di non preparare quegli orribili tramezzini di pan carré con lo stuzzicadente infilzato e lui mi ha assicurato che avrebbe fatto delle bruschette.
Il giorno precedente la festa avevo avuto orribili sentori.
Ero in anticipo sullo scrutinio di terza; il baretto era chiuso, così ho pensato bene di salire al secondo piano a prendere un caffé alla macchinetta.
Le scale erano ovviamente deserte: le lezioni erano terminate da due giorni.
L’ atrio in semipenombra, le veneziane abbassate.
Nel silenzio innaturale la macchinetta friggeva i suoi rumori, normalmente ovattati dal brusio degli studenti e dal rumore della vita. Con il bicchierino in mano, invece di puntare alle scale e scendere al più presto, mi sono ritrovata a lanciare un paio di occhiate ai due corridoi deserti che si aprivano ai lati dell’ atrio e a sbirciare quella fila di aula a porta chiusa.
Mentalmente ho riflettuto che dietro almeno a otto di quelle porte, in annate diverse, con differenti orde di pubescenti, come venivano chiamati nell’ Attimo fuggente, io avevo trascorso parte dei migliori anni della mia vita e, lo confesso, ho iniziato ad avere i primi cedimenti.
Da sola, come una babbea, col caffé nel bicchierino di carta, non sapevo bene quanti ne avevo in tasca.
A questo punto ho fatto quello che non avrei dovuto proprio fare: l’ occhio mi è caduto sulla porta dell’ attuale 4^ Liceo, che per anni e anni era stata la mia odiata classe delle terze e quarte Informatico. "Odiata" perché bislunga e stretta, tanto che un anno, col collega di Matematica, avevamo deciso di inoltrare ufficiale protesta al Preside, perché si decidesse l’ alternanza.
Poi ci era sembrata, come del resto era, un’ enorme caxxata e non se n’ era fatto nulla.
E quella classe cubicolo era rmasta la mia classe.
Invece di scendere, mi sono avvicinata, sperando che i bidelli avessero chiuso a chiave. La porta era aperta.
E lì, dal vano semiaperto, ho sbirciato e l’ occhio si è posato sul banco che era stato di di Claudio, l’ anno prima che si ammalasse improvvisamente.
E così ho chiuso e sono scesa, perché lo scrutinio stava iniziando.
L’ aula era già semioscurata per la proiezione del tabellone elettronico; il collega Roberto mi ha sbirciata e ha commentato " Ma te le vai proprio a cercare!"
Vero, me l’ ero proprio andata a cercare.( continua)

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