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Curiosa gita fuori porta…

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[Alassio: dalla finestra della zia]

Non mi sono mai "lanciata" nell’avventura delle gitarelle pasquali perché sul piacere della scampagnata ha sempre avuto la meglio il panico da imbottigliamento.
Qust’ anno, potendo disporre del mio tempo a mio piacere…( almeno sulla carta, visto che, nella pratica, non mi schiodo da casa!!) l’ idea di Pasquetta non è stata neppure sfiorata.
Però avevo in sospeso una puntata a Genova. Infatti, per il mio compleanno a febbraio, Micol mi aveva "regalato" l’ ingresso alla Mostra su Fabrizio De André a Palazzo Ducale, che lei aveva visto in quei giorni, aggiungendo che sarebbe tornata volentieri a rivederla con noi.

Nel frattempo i mesi e le settimane passavano e così, dato che io questa mostra non volevo perdermela e poiché la figlia  stava giustamente rimanendoci male, si è deciso, un po’ all’ improvviso, di andare la settimana dopo Pasqua.
Consultato il meteo, si è scelto martedì….dato che si prevedeva bel tempo!
Programma: Mostra, giro per Genova e pranzetto con trenette al pesto e qualcosa di pesce.
Quasi quasi eravamo anche stati tentati dall’ andarci in treno, per bypassare qualsiasi noia di parcheggio.
Alla fine, però, ha prevalso la macchina.

Nel frattempo, però, aveva telefonato mia cognata, che era ad Alassio, dove possiede un piccolo appartamento sul mare, che non avevamo ancora visto.
"Come? venite a Genova? Eddai, passateci a salutare…"
Ma no, ad Alassio? Ad allungare il brodo? Poi finiremo per vedere male sia la mostra che l’ appartamento…
Però…potremmo andare presto alla Mostra, girare per Genova, mangiare trenette al pesto e qualcosa di pesce e poi nel pomeriggio passare a salutarli e venire via direttamente da Alassio.

No, perché loro alle 3 devono tornare a casa. Uhmmm…allora, facciamo così, filiamo direttamente ad Alassio, prendiamo l’ aperitivo con loro e poi via, a Genova, mangiamo le trenette e qualcosa di pesce e poi alla Mostra ( tanto in un paio d’ ore è bell’ e che vista!)
Morale: per motivi che non sto a raccontare ci siamo mossi da Milano alle 9 e non alle 8 come previsto. Siamo arrivati perciò ad Alassio alle 11.30, ovviamente in ritardo…
Mentre filavamo nell’ autostrada semivuota direzione  Ventimiglia, ci siamo accorti con orrore che in direzione contraria, ovvero verso Genova, la fila delle auto era pazzesca e una coda indiavolata era praticamente ferma.
Ovviamente stavamo realizzando che noi, in quell’ inferno avremmo dovuto immetterci di lì ad un paio d’ ore al massimo.
E così è stato.

Tempo splendido, appartamentino minuscolo ma godibilissimo: un piccolo confettino al terzo piano di un caseggiato con ingresso dal budello e verandina direttamente sulla spiaggia!
Post aperitivo siamo filati via come il vento ma, allo svincolo che portava all’ autostrada, abbiamo visto un serpentone di auto in agguato e tutte rigorosamente ferme!
Così abbiamo scelto la via a mare.
"Se dobbiamo stare in coda, almeno godiamoci il panorama!"
In effetti i colori erano splendidi, ma i semafori martellanti.
Alle 15.00, in zona Loano, abbiamo capito che potevamo dire addio alle trenette e a qualcosa di pesce.
"Vabbeh…i ristoranti saranno chiusi, ma potremmo infilarci in qualche "forno" a prendere la focaccia di Recco, no? "
"Mmmmhh…buonissima!" commentava Micol, speranzosa più che sua madre.

A Varigotti…cartello minatorio di frana in quel di Noli e strada interrotta per Savona. Deciso di visitare il particolarissimo borgo, ci siamo accorti che a quell’ ora tutto era chiuso e non si trovava nulla al di fuori di un toast!
Velocemente in macchina, abbiamo  arrancato su una deviazione che ci ha portati sulle creste dell’ Appennino, tra boschi e valli in fior, con panorami mozzafiato sulle coste liguri ( che parevano la costiera amalfitana, giuro!!!), che io, terrorizzata dagli strettissimi tornanti, dai quali immaginavo di vedere scendere da un momento all’ altro il classico torpedone ligure a largo impatto…nemmeno ho avuto la forza di fotografare!! 😦
Insomma, tra ulivi e trerrazzamenti non si arrivava mai a un dunque.
La fame si faceva sentire.

Conclusione: siamo poi scesi finalmente a valle, con Micol stremata dalle curve e con le budella stralunate. A Spotorno ci siamo infilati nel primo buco a mangiare un pezzo di pizza al volo e con le pive nel sacco.
Poi, alla velocità della luce abbiamo imboccato l’ autostrada e scodellato Micol  a Milano, presso amici al Naviglio Pavese .
Scartata l’ ipotesi di andare all’ Osteria di via Pré, al Ticinese,  a mangiare trenette e qualcosa di pesce, abbiamo preso la tangenziale ovest e, alle nove e mezzo entravamo in casa, giusto per mangiarmi l’ ultimo pezzo di Colomba nel  caffelatte e vedere un pezzo di Ballarò!

Ora, ovviamente, occorre riorganizzare Genova, la mostra e il pranzetto.
Stavolta in treno…e prima che chiuda!! >:-(

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