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Domenica scorsa, a casa Des  Lilas c’è stata la festa per il compleanno di Micol. Invitate le figlie e i morosi.
Naturalmente mi sono messa in pista dal sabato e, come tutte quelle che avrebbero delle velleità, ma non sono supportate da sufficiente esperienza, ho deciso di facilitarmi la vita con un bel piatto unico autunnale:capriolo con polenta taragna alla fontina e salsa di mirtilli.
Porzioni abbondantissime e successone, perché era davvero ottimo.

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Il moroso argentino, non appena ha intravisto pezzi di carne annegati nella sugaglia, devo dire che si è "ripigliato" non poco, molto più di quando gli presento, che ne so, degli gnocchi di zucca, che allora lo vedi che scruta, analizza, usma, poi divora perché, tutto sommato, è un’ ottima forchetta!
Il moroso milanese della festeggiata, in compenso, è abile gourmet e fa le feste a tutto, per cui con lui si va sul liscio.
Il problema è stato il dolce.

Avevo deciso che, raggiunta l’ età di Nonna Papera, sarebbe stato carino fare la torta in casa. Già mi ero cimentata con Alice, ad aprile, con risultati tutto sommato soddisfacenti.
Ranzolando alla forsennata sui siti di cucina, mi sono imbattuta in una vera sirena: la ricetta fotografata minuto per minuto, del dolce di castagne Mont-blanc.

Come tempi di realizzazione dava mezz’ora.
Bene, ho iniziato alle 16 del pomeriggio del sabato e ho terminato a mezzanotte e mezza.
Per dire. In realtà un paio d’ ore abbondanti mi sono andate nello sbucciare e togliere la pellicina scura ( oscena!) ai marroni……….
Nel frattempo su sky andava un horror con Cusak, intitolato 1404 o qualcosa del genere, di un tizio chiuso in una stanza d’ albergo tra fantasmi e incubi di tutti i tipi.
Ma il vero incubo andava in scena nella mia cucina, in contemporanea, molto più realistico e sottilmente perfido.

 

Già, perché i maledetti marroni, già diligentemente tagliati e precotti, perché l’ operazione risultasse più facile, si mostravano refrattari e, una volta tolta la pellaccia lucida ( che, a dire il vero, scivolava abbastanza tranquillamente), rimanevano incorporati dell’ orrenda pellicina che, in molti punti, era entrata nelle pliche della castagna, con delle escrescenze quasi legnose, che occorreva eliminare e   quindi creava un corpo unico. Stupidamente io tentavo di non spaccare il frutto ( dimenticandomi che, dopo un’ altra cottura, avrei dovuto passare il tutto in uno schiacciapatate), per cui mi sono strozzata con le mie stesse mani.
Al momento della creazione del monte, il marito è entrato in cucina " Ma che stai facendo da ore? Che cos’è quella carne trita?"
………….
E diamogli torto…..

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Insomma, dopo più di due ore di lavoro, con il pollice e l’ unghia sinistra devastati, alla fine, in tarda serata, previo raffreddamento in frigo del pastone, sono usciti "spaghetti" di castagna, da depositare a monticello ( appunto, il Mont) e ricoprire di panna fresca montata all’ uopo ( appunto, il Blanc).
Sopra il tutto dei bei marrons glacé sparsi a pioggia.

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L’ effettone  c’era. Il sapore, diciamo, non entusiasmante; quanto meno, ….non è valsa la candela.

Sicuramente quello delle pasticcerie sarà migliore e io avrò sbagliato qualcosa,  ma non credo che ripeterò l’ esperimento!!!
Nel frattempo, auguri Micol !! ;-))

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