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Fin da ragazzina ho coltivato una passione a dir poco “smodata” per le lingue straniere. L’unica, però, che ho studiato a scuola, in maniera regolare  è stato il francese. Alle Medie, alle Superiori e i primi due anni all’Università.
Ovviamente il mio sbocco naturale sarebbe stata la Facoltà di Lingue, ma, come ho avuto modo di ripetere spesso, mio padre mi “consigliò” Lettere e io, da ragazza ubbidiente, gli diedi retta.
(Lavorativamente parlando, non me ne sono mai pentita : mai avrei barattato la possibilità di correggere dei temi, con una serie di esercizi, nel complesso ripetitivi e  piuttosto meccanici!)

Nel frattempo, però, mi esercitavo da sola con il tedesco e intrattenevo corrispondenze con amici di penna.

Ricordo che ogni estate, non appena finita la scuola, recuperavo il libro di tedesco di mio fratello ( che si era iscritto ad un corso all’unico scopo di poter comunicare con le ragazze straniere che normalmente arrivavano per l’estate…, ma che aveva abbandonato all’incirca verso Natale, quando gli avevano dato da imparare Stille nacht, heilige nacht...che, a sua insaputa, avevo imparato io al posto suo…;-D)
Ricominciavo sempre daccapo, ma mi arenavo sistematicamente quando iniziavano le urende declinazioni degli aggettivi ecc ecc, perché ormai dovevo iniziare i miei compiti delle vacanze.

Questa passione è durata nel tempo, ma, per varie circostanze, non mi ha mai portato ad imparare in modo serio un’altra lingua. Da alcuni anni ci provo con lo spagnolo, però mi manca la pratica.
Quando mi è capitato di andare in Spagna, per sei volte ….( 5 a Barcellona e 1 a Granada) in gita scolastica, ancora non avevo iniziato a studiarlo…
Adesso vediamo da martedì come butta. Io ho grandi aspettative, di poter comunicare in modo decente, ma, a ben guardare, non so quanto riuscirò a farlo:

a) la figlia parlerà sicuramente in italiano, perché, dopo un anno che non comunichi regolarmente, credo che hai tutto il diritto di poterti rilassare col tuo idioma…

b) il moroso è protesissimo, perché vuole imparare la nostra lingua ( mi ha persino commissionato “Un libro de tontos” in italiano, per poter leggere..)
c) la sua nonna e la sua mamma sono francesi, per cui sarà inevitabile, se non trovo le parole, che io mi abbranchi alla lingua des Gaulois….
E’ vero che c’è il parentado paterno autoctono ibizenco che abita al piano di sotto: una vecchia abuela, una tìa…Ma con loro pare che il giovinotto abbia rapporti più tiepidi…
Mi sa che, con la scusa di sgattaiolare a chiedere un po’ di cevolla, (ecco, d’acchito stavo per scrivere oignon!)  suonerò il campanello  en el primer piso y trataré de hacer un poco de conversación!

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