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Prove di Cavalleria rusticana…

L’altro ieri ho trovato un simpaticissimo commento su un mio post dell’autunno, scritto da una soprano del Coro, che non sono ancora riuscita ad individuare…! Si è imbattuta per caso nel mio blog e, ovviamente, non ci ha messo molto a capire che parlavo del Coro di Como!!

E per fortuna ne parlavo bene: ahahah! Beh, non è la prima volta che le vie di Internet svelano gli altarini…Il più “divertente”, per me, è accaduto quella volta che, quando ancora insegnavo, la sorella maggiore di uno dei miei alunni di quinta superiore, sbirciando tra i blog ebbe la “sensazione” che tutti quegli aneddoti riferit a certi “grezzetti” riguardassero la classe di suo fratello…;-)
Fu così che io mi ritrovai dei commenti provenienti dagli alunni stessi!
Al primo momento…PANICO! Iniziai a percorrere a ritroso tutto quello che avevo scritto su di loro ma, poiché per fortuna io utilizzavo gli episodi scolastici prevalentemente con intenti spiritosi, avendo con loro un ottimo rapporto, l’unica “concessione” l’avevo fatta agli epiteti “grezzetti” per i maschi ( detto in tono molto spiritoso e affettuoso) e “paperette” per le due uniche ragazze, peraltro carinissime e bravissime!

Per inciso, la cosa piacque talmente tanto che durante la gita scolastica a Granada sfoderarono tutti  una maglietta nera con stampato rispettivamente “grezzetto” e “paperetta”!!    Santo Logga che mi ha permesso di salvare da splinder tutti i miei più cari ricordi!!! ECCOLI QUI: https://ljac48.wordpress.com/2008/03/20/448/ 

Ma torniamo a noi. A Giugno sono iniziate le prove -intensive del Coro. Per prove-intensive intendo dire che eravamo là, quasi in sosta permanente nell’Arena del Teatro, o per il canto o per i costumi o per la scenografia, già, perché la nostra innovativa e bravissima regista Serena ( cominciamo a parlarne bene, mica che mi fiondi sul blog!! Scherzo, è davvero bravissima e simpatica!!! )  aveva ideato una messa in scena dove il Coro era parte integrante dell’Opera e non un semplice esecutore canoro. Un po’ la filosofia verghiana, dove il Coro rappresenta la vox populi e commenta e inzega e interviene e dice la sua, insomma…
Di pari passo con la progressiva intensità delle prove si è registrato un progressivo e intenso peggioramento del tempo.
Nei primi giorni di prove si sudava come dei maiali e la fortuna ha assistito noi contralti, piazzati sotto un muro, nella parte destra dell’Arena, dove il sole spariva dietro il Campanun del Dòm.. I “poveri soprani” ( primi e secondi) e gli uomini friggevano beatamente al sole per quasi un’oretta e più. Li vedevamo rubizzi, accaldati, in vero mood Vizzini fine Ottocento e ringraziavamo gli dei dell’Olimpo per la nostra fortunata posizione!
Ma, giunti più o meno a metà mese, Como si è trasformato nell’Irlanda, tipo verso Galway, dove un mio conoscente stette un anno e alla fine chiese e ottenne il trasferimento a Malta, accoppato dalle piogge e dalle soste delittuose nei pub locali che lo fecero lievitare come un pandoro!
Il rito era lo stesso: arrivavamo già vestite, litigandoci i parcheggi lungo la ferrovia e tu vedevi scendere strani personaggi: donne e ragazze con gonnellone nere e camicette bianche che tenevano in mano fascicoli misteriosi. Mia cognata sosteneva che ci avrebbero preso per un raduno di Testimoni di Geova. Io propendevo per qualche strana chiesa Metodista ; avrei anche  azzardato Amish, se solo avessi messo anche un grembiulone con pettorina. Gli uomini giravano con giacca nera e due cappelli in testa. Sì, sotto quello di paglia estivo e sopra quello nero della festa. Proprio così. uno sopra l’altro…Molti percorrevano le vie del Centro in bici, abitando nei paraggi. Noi, molto più discretamente arrivavamo in macchina, ma poi, dal parcheggio dovevamo guadagnare l’Arena così addobbate….!
Qualche volta ci sfrecciava di fianco una macchina, con dei colleghi in cerca, che a squarciagola urlavano dal finestrino “Oh bèèèèèèllle occhi di soooole, a voi veniaaaamo…!”  Sorvoliamo!
Insomma , un mese di delirio, che si è concluso, però, con un successone! Siamo riusciti a interpretare l’Opera nella sua vera realizzazione, ovvero all’aperto, soltanto la prima sera; nelle due altre rappresentazioni siamo dovuti correre ai ripari in Teatro, visto il freddo e la pioggia incombente. Gli organizzatori snicchiavano e spingevano per la rappresentazione in esterni, ma a questo punto, gli orchestrali si sono inferociti e abbiamo rischiato un ammutinamento. Il proprietario di un ottavino ha sentenziato ” Il mio strumento costa 20.000 euro e non può sopportare temperature sitto i  18°!”
Cavato un termometro, ne ha esibiti 16° e ha riposto lo strumento, salutando la compagnia!
E così siamo entrati e devo dire che, nel complesso, anche lo spettacolo “in interni” non ha perso molto…Sì, meno aderente allo spirito, ma molto più potente nella parte vocale, soprattutto dei solisti, che in esterni si disperdeva un pochino…
Recensioni da urlo su tutti i giornali, locali e no.

Che dire? Un’esperienza sicuramente esaltante che non vedo l’ora di poter ripetere!!  😉

Gli aneddoti sarebbero tanti e finirò per recuperarne qualcuno, ma non ora, che sto partendo per Ibiza. Devo andare a trovare e a dare una mano a mia figlia.

Il marito resta a casa, stavolta, perché Ibiza di agosto non la vuole vedere nemmeno in cartolina. Odia il caldo, la confusione, il delirio…
Io spero di sfruttare le ore del mattino, quando l’orda barbarica discotecara sarà a smaltire sbornie e affini nei rispettivi letti e “forse” potrò godermi qualche sosta marina mattutina, intasando fb di foto, ça va sans dire!

Hasta luego.

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