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E così il plotone franco-cinese è passato e i giorni, tutto sommato, sono volati!

Le mie perplessità sulla lingua si sono dimostrate inesistenti, visto che non sono stata sottoposta a nessun test, anzi, l’anziana cinese Perla del Mare, questa la traduzione del suo nome… ( praticamente una roccia!) si è limitata a sorridere, salvo esplodere in veri urli di gioia, non appena io tentavo di pronunciare mezza frase che, ovviamente, avevo rimuginato nella testa per almeno dieci minuti!

Avrà pensato che l’italiano è un popolo molto meditativo, altroché gli orientali…
Spesso, infatti, io restavo con lo sguardo in fissa sulla tovaglia, mentre intorno cicalavano in francese, e tentavo, facendo mulinare all’impazzata i neuroni nella memoria, di ritrovare qualche termine ad hoc!
Allora lei mi fissava e poi diceva “Ooohhh….!!” e si illuminava! 🙂

Abbigliata con un paio di pantaloni di cotone a pois, quasi da risaia, per intenderci e una camicia molle, sembrava uscita da quei documentari sulla Lunga marcia di Mao Tze Dong.
Mi è spiaciuto, però, non aver potuto conversare con lei, perché , lucida e attenta, penso  avesse molte cose da dire.

Ho appurato che ha avuto una vita abbastanza intensa: nata in zona Pechino, laureatasi in Fisica, Chimica e Scienze naturali, avendo sposato un Geologo, di cognome Bao, si trasferì con lui nella regione dello Xinjiang, pare la regione più arida della Cina, piazzata tra Tibet, Mongolia, Russia e Turkestan, che detiene il primato di avere la località che dista maggiormente dal mare, di tutta la Terra!
Si trova nel deserto Dzoosotoyn Elisen a 2648 km in linea d’aria dalla più vicina costa.
Loro si trasferirono lì, perché il padre era occupato in una azienda non so se petrolifera o addetta all’estrazione del gas . Lei, invece, fece l’insegnante.

Quando il padre andò in pensione, fecero ritorno  a Pechino. Ora che il padre è morto, lei sta un po’ dall’altra figlia, vicino a ShangHai, poi viene in Francia per circa 6 mesi e poi va dal figlio, che abita ancora su, diciamo pure….in cuxo ai lupi ( da come François mi ha descritto la Regione, non trovo altra definizione più calzante!!! 🙂 )
Un po’ ha tentato di parlare con la figlia e di farci tradurre alcune frasi: le è piaciuta molto l’architettura del sud ( suppongo parlasse del Barocco pugliese) ed è rimasta colpita dai paesini abbarbicati sulle montagne come pecorelle.

Ha anche detto che gli italiani sono un popolo molto intelligente e si capisce dallo sguardo, che è brillante ( Jing mi ha tradotto proprio così “brillant”!). 🙂

Ha 78 anni e devo dire che è riuscita a “reggere” tre incursioni terrificanti della figlia nei Centri commerciali, senza batter ciglio.
Io sono stata coinvolta nella prima e mi è bastato e avanzato: ne sono uscita accoppata dopo solo un paio d’ore!
In realtà Jing cercava un paio di scarpe sportive per sé e per la madre, più un altro paio normali e delle VALIGIE!!

Naturalmente, prima di entrare in qualsiasi negozio, mi chiedeva sospettosissima “Queste scarpe non sono cinesi, VERO?” “ Questa valigia non viene dalla Cina, VERO?”
Appurato che erano state fabbricate in Italia, è iniziata la sequela delle “prove”.

Nessuna la soddisfaceva, per cui, mentre io iniziavo a friggere e la madre, serafica, si aggirava tra le corsie, lei impazzava senza concludere nulla.
Alle valigie credevo di morire; alla fine l’ho convinta a rientrare a casa, visto che erano quasi le due e le ho suggerito di tornare nel pomeriggio con anche il marito, così almeno sarebbe stata più sicura sugli acquisti!
Suggerimento del tutto peloso, visto che alla fine lei faceva quello che voleva….ma dettato da un mio istinto di sopravvivenza!!!

Morale: sono usciti tutti e tre alle 15 e sono rientrati alle 21…Il giorno successivo di nuovo in pista!!
Alla fine hanno saccheggiato il negozio della Geox, hanno comperato 3 o 4 valigie Roncato, più un sacco per le scarpe e uno per certi vestiti.
Quando andiamo in Cina sembriamo dei clochards” diceva lei,  per giustificare gli acquisti “sempre con dei sacchetti di plastica attaccati al braccio!

All’andata lui ha rischiato una strage, perché gli è partito improvvisamente il portabagagli rigido che stava sul tetto dell’auto, zeppo all’inverosimile di oggetti di tutti i tipi, comprese piastre elettriche per cucinare, che, se avessero investito una macchina, l’avrebbero sfracellata….

Fortunatamente si trovava su un tratto della Salerno-Reggio Calabria, verso le due del pomeriggio, abbastanza deserto!

Il cassone in questione era vecchio di 30 anni e acquistato già usato e risparmio i commenti di mio marito, che, su queste cose, è di una precisione incredibile e non si è mai messo in viaggio, senza aver appurato che tutto fosse perfettamente a posto, fino allo sfinimento!! 😛

Oltretutto è arrivato con questa specie di coso legato con delle corde e sarebbe tornato in Francia così, se Jing non lo avesse convinto a comperarne uno nuovo qua da noi. E così è stato…

Io ridevo, perché lui aveva deciso di tornare dalla Svizzera e avrei proprio voluto vederlo, con quell’appendice pencolante, superare la dogana!

Una volta noi, con la nostra vecchia Matra Ranch che bruciava un po’ l’olio, abbiamo percorso tutta l’Italia, dalla Puglia a casa, senza che nessuno battesse ciglio.

Due giorni dopo l’arrivo, avevamo la necessità di andare nella vicina Svizzera per comperare la borraccia da hockey per la figlia.
Non avevamo fatto nemmeno 100 metri dopo la dogana, che ci affianca un poliziotto in motorino, ci ferma e abborda mio marito:
Scuzi lei, dove crede di andare con quel fumo nero ????

Noi gli abbiamo indicato il negozio di Chiasso, che era dall’altra parte della strada e lui “Cominci a parcheggiare là e mi dia la zua carta d’identità!

Insomma, l’ha tenuta in ostaggio!

Sono stati giorni piacevoli: l’anziana Perla del Mare ha anche provato, la prima sera, a mangiare gli gnocchi al radicchio, taleggio e noci che avevo preparato…
Dopo poche forchettate si è bloccata e da lì, tutte le sere, ha preferito la sua zuppetta di spaghetti integrali ( mi ero dimenticata di comperare quelli di soia….) che abilmente sguazzavano dentro un brodo di pomodorini e zucchine e che lei afferrava con maestria, con le sue bacchette!!
Dimenticavo, irrorava la zuppa con certe spezie che si era portata dalla Cina….che, chissà perché, mi rappresentano sempre intrugli misteriosi!
E poi, a completamento del tutto, una bella pinta di aceto nella zuppa.

Mio marito allibiva, sostenendo che dopo una cena così, per lui si sarebbero aperte le porte del più vicino Ospedale, se non direttamente quelle dell’Inferno…!
Lei, sorridendo, faceva sgusciare gli spaghetti dalla brodaglia e poi trangugiava il brodo.
Sbocconcellava, però, a tutta birra, i bocconcini di grano duro, infischiandosene allegramente della figlia, che tentava di bloccarla sia sul mangiare, che sul bere…

Infatti, visto che era seduta di fianco al genero, che le versava pinte di vino rosso, lei beveva di gusto e iniziava a ridere… ;-).
Non parliamo , poi, di quando abbiamo offerto il Braulio: si è illuminata e solo l’intervento della figlia, ( chiamata da François “Generale Bao”) ha potuto evitare che la cosa degenerasse.

Abbiamo comunque cantato insieme una canzone popolare cinese, che io avevo imparato da loro qualche anno fa ed è stato molto bello poter per un attimo comunicare col canto!

Ovviamente, prima di partire, hanno fatto una gran spesa all’Ipercoop, incamerando tre bottiglie di Braulio!!

La prossima volta che verranno a trovarci, li porterò a Piona, sul ramo di Lecco dove, all’interno della stupenda Abbazia, c’è l’immancabile spaccio dei Frati, che vendono liquori potentissimi, quanto buoni!
Peccato che mi risulta non distillino più le Gocce Imperiali, un bicchierino delle quali  avrebbe riportato Perla del Mare per lo meno alla Dinastia dei Ming!! 😉

joju03

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