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Sono arrivata sotto un diluvio pressoché universale. L’aereo , atterrando, praticamente planava sulle acque.
Non riuscivo a trovare la Sortida, peggio che all’aeropuerto di Barcelona, quando, in inverno, mi toccava fare la “mossa del cavallo” per raggiungere Ibiza.
In effetti ho trovato molte similitudini con El Prat, se non altro per le dimensioni.

Fuori un grigiume orrendo e una serie di palme battute da pioggia e vento.

Avevo prenotato una camera nel quartierino cool dove si erano piazzati figlia e genero, per poter essere vicina a loro. Wikipedia lo definiva la Soho di Palma, ovvero la folkloristica e vivace Santa Catalina.
Io, a dire il vero, prima di sbirciare gli innumerevoli pub, localini, angolini etnici e libanesi che pullulavano per ogni dove, avevo immediatamente messo a fuoco, non appena individuata la casa, le quattro rampe di scalini ripidissimi, che sembravano condurre in cielo, su per i quali avrei dovuto trascinare il mio trolley.
Praticamente The way for the Heaven.
Da sola, perché mio genero era impegolato per lavoro al Salón Nautico e mia figlia, con il Nene e il passeggino non mi sarebbe stata di nessun aiuto.

Quei gradini mi fecero venire in mente, al volo, quelli della casa di mia nonna, nello storico quartiere del Caffaggio, a Carrara, dove sono nata e ho vissuto fino ai tre anni.
Gradini che mia nonna Ginevra percorreva di corsa, all’età di 70/ 75 anni.
Donne d’altri tempi, pensavo, mentre, abbarbicata al corrimano come un viluppo, trascinavo il mio trolley, con la voglia di inginocchiarmi ad ogni gradino, sperando che nessuno scendesse, scoprendomi in quella scena penosa…;-)

La cameretta era un buco minuscolo, che conteneva a malapena il letto e lo standing per appendere i vestiti. L’avevo prenotata su airbnb e qualche dubbio mi era venuto, visto che le foto erano tutte di sbieco e inquadravano dettagli.
Nessuna l’insieme.
Ma andava bene così, vista l’intenzione di stare in camera il minor tempo possibile.

Infatti, salutata la gentilissima padrona di casa , bypassati i due gatti che tentavano invano di infilarsi sotto il letto, avevo raggiunto la figlia che, sotto un cielo grigissimo, si preparava a mostrarmi il Casco antico della Ciudad.

Da quando avevano deciso di trasferirsi, il prima possibile a Palma, lei non aveva fatto altro che decantarmi la città, magnificandomi il centro, enorme, tutto pedonale…e gli aggettivi di sprecavano.
In effetti, ad una prima occhiata, mi sono resa subito conto che il centro, il famoso Casco antico, si presentava, nonostante la pioggerella, molto variegato: stradine strette, piene di negozietti artigianali, che si aprivano in piazzette, occupate da bar, tavolini e piante, tante piante e poi risalivano in vicoletti, scalinate, e su nel cielo aperto e poi ancor più in alto.
Il tutto rigorosamente pedonale.

Il nostro tour è stato a volo d’uccello e io mi ero ripromessa di tornarci nei giorni successivi e magari col bel tempo!!
Pia illusione.

Non avevo fatto i conti con le strategie della figlia che, approfittando giustamente della mia presenza, aveva pianificato di battere metro a metro tutti i quartieri fuori dal Centro, per verificare se fossero minimamente appetibili, visto che non ci si può certo fidare di ciò che inventano le recensioni degli appartamenti…

È così dalla mattina successiva è iniziata la nostra perlustrazione, che ci ha portate a percorrere km e km di quartieri cosiddetti residenziali, tra palazzi, strade trafficate, sole, caldo e vai di scarpinate, su e giù in modo compulsivo!

Il primo giorno abbiamo battuto tutto l’anello periferico al di là di una specie di tangenziale, ritrovandoci in posti che nemmeno i quartieri periferici di Milano…
Micol si faceva fotografare col pollice verso e via altrove, più veloci del vento!
Io ho creato un album, con le foto scattate e l’ ho intitolato “Gli orrori di Palma“.
E ho detto tutto!!! 🙂

Il secondo giorno abbiamo cambiato direzione e siamo passati dalle colline periferiche al mare.
Nel senso che i 10 km ce li siamo macinati su uno stradone, parzialmente vista mare e molto vista traffico, dato che era l’unica strada che conduce a Cala Major…
Avremmo potuto prendere il bus, ma volevamo renderci conto in modo più diretto della difficoltà di certe zone e devo dire che il compito è stato assolto egregiamente…

Alle 16.00 faceva un caldo africano e MICOL era talmente stracca che siamo rientrate in bus, col bimbo stravaccato sul suo passeggino…
Due matte da legare!!

Poi, a completare l’opera, una serie di imprevisti, tipo accorgersi che il marito, al mattino, era filato al Salone nautico, portandosi dietro inavvertitamente le chiavi , per cui eravamo sfrattate e distrutte dalla fatica…
Unico “rifugio” il mio stanzino, raggiungibile solo con il tramite delle famose rampe di scale ripidissime, da fare col bimbo, il passeggino, le borse e il quarto di pollo arrosto con patatine, che ammorbava tutto l’androne e che avevamo acchiappato al volo, per placare Aidan che dava evidenti segni di carestia!

La salita è stato un delirio, la discesa peggio, perché il bimbo non voleva darmi la mano; io temevo che scivolasse ma, fatti tre gradini, mi sono venute le vertigini: la figlia stava scendendo con borse, borsoni e sulla spalla il passeggino….
Nel frattempo Aidan si era inchiodato, piangendo e urlando…
E io paralizzata sulle scale…

Scene da manicomio.
MICOL ha mollato tutto, e ha portato il bimbo in strada.
Io sono scesa ad occhi chiusi e ho riagguantato il cherubino, che sfoderava un canarozzo sempre più potente, mentre nella via cool, giovani sfaccendati, spaparanzati nelle loro sedie, trangugiavano aperitivi e tapas di ogni sorta…
Signori, l’ Inferno è servito!!!!

Morale: molto probabilmente Palma è bellissima, peccato che io non l’abbia vista!!! 🙂 🙂 🙂

 

 

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