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Le plat pays

I giorni scivolano veloci verso la fine del mese. Sarebbe meglio dire "coulent"..rende di più.

Il tempo si è rimesso al bello ed è persino tornata l’ afa…alla faccia di quelli che hanno pagato, la settimana di Ferragosto, per godersi pioggia, mareggiate e freddo! >:-(

Tre giorni fa eravamo immersi in un’ atmosfera da Mar del Nord, qui nella Bassa.

Da parte mia la enfatizzavo ascoltando, di prima mattina, quando tutti in casa dormono ( che qui  fanno orari assurdi…) le impagabili canzoni di Brel, che mi ha mandato Twinset.

Sono affascinata ( tra le altre) da una versione olandese de " Le plat pays" dove le parole diventano davvero un tutt’ uno con la musica…Tu senti

Wanneer de noordenwind de vlakte vierendeelt

Wanneer de noordenwind er onze adem steelt

Dan kraakt mijn land, mijn vlakke land

e praticamente vedi il mar  del Nord, e il vento e i canali e il cielo grigio che ti soffoca!

Che poi il Belgio ( che io non conosco, premetto) deve avere proprio un certo " di che".

Alice, a maggio, ha lavorato al seguito del Giro d’ Italia, che partiva, appunto, da questo Paese…Dopo i primi tre giorni di pioggerelline e di trasferte tra Mons, Charleroi, Bruxelles, Marcinelle era perplessa.

" Sai, mamma, il Belgio mi pare una condanna. Manco morta!Capisco perchè circolino tanti pedofili…Se uno appena appena non ha interessi di suo, lì se li va a creare in modo deviato, evidentemente.."commentava.

"Non ti sembra di esagerare…" suggerivo io.

" No, ma, tu non ti rendi conto di che cosa significhi passare chilometri e chilometri in quella situazione: una piattola di panorama!"

Sì, può essere, del resto anch’ io ho l’ idiosincrasia per les plat pays. tanto che, quando ci sono capitata in pianta stabile ( solita legge del contrappasso) pensavo di soccombere alla noia.

Che, a pensarci bene, anche questa è una vera leggenda. Qua mi sento " nella bassa", ma fondamentalmente non ci sono e non ci sono mai stata!

Certo, per una nata e vissuta nell’ infanzia  nel centro storico di Carrara, con il ruvido profilo delle Apuane davanti al naso, con gli scorci bianchi anche in estate, che dal mare sembrava neve ed era marmo, la vista su Fantiscritti, i Ponti di Vara, le macchie scure dei castagni di Campo Cecina o della Foce; persino con l’ orizzonte frastagliato del mare, interrotto dalla Punta Bianca, da Monte Marcello, dall’ isola del Tino e del Tinello, dietro le quali c’erano il Golfo dei Poeti e Portovenere; insomma, per una abituata ai monti e al mare, lo sbarco in Lombardia ( che è casa mia…;-DD) al momento è stato comunque abbastanza indolore.

Lecco era incassata tra i monti, dalla finestra si vedeva il fiume ( l’ Adda), si alzava lo sguardo e c’era il Resegone, ancora più irto del Monte Sacro, se vogliamo e carico di riferimenti letterari.

Ma il successivo arrivo in Brianza è stata la mazzata. Che poi la Brianza è colline, è verde, è movimento…Ma io sono capitata in un posto comasco ai limiti della provincia di Milano; tanto pencolante sull’ hinterland milanese da festeggiare il Carnevale ambrosiano. 😉 Un posto con il Resegone e il Bollettone sull’ orizzonte, intendiamoci, ma fondamentalmente "piatto"..e, punto fondamentale, senza acqua!

E ci sono capitata a sedici anni e ricordo che, dopo pochi giorni, scrivevo una "poesia" sul mio diario di allora, che iniziava " Odio la campagna che mi assale alle spalle.." ;-DDD

Anzi, devo ritrovarla, così la riscrivo qui!

E anche adesso, che sono ormai a una quindicina di chilometri dal lungolago di Como e intorno vedo colline e movimento, la sensazione profonda è sempre quella di essere nel plat pays!

Che sicuramente sono stati dell’ animo che affondano radici nell’ adolescenza, penso e che uno non riesce proprio a scrollarsi di dosso. Insomma, a sedici anni ho vissuto male l’ impatto con questi paesi e ho sempre la sensazione che all’ orizzonte mi manchi qualcosa di fondamentale!

Ricordo un amico che, nato e vissuto a Ravenna, arrivato a Verona si sentiva quasi schiacciare dalla vista dei monti ( che poi, voglio dire, erano abbastanza lontani…) e si rimetteva in pace con se stesso solo quando la skyline ridiventava piatta….

Una sensazione di spaziare sull’ infinito, diceva.

Per me una sensazione di placcaggio.

Punti di vista.

Insomma, tra parole inutili, nel frammentre i giorni scivolano lentamente verso fine agosto. Anzi, coulent, che suona meglio!:-)

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